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Esperienza di vita

Fino a tre anni fa la vita di Mattia era legata al silenzio o a qualche parola di tanto in tanto. Poi la scoperta. Incredibile, abbiamo trovato per caso la Comunicazione Facilitata e la vita di Mattia, 12 anni idrocefalo con ritardo mentale, è cambiata. Un cambiamento fatto piano piano, per lasciarci il modo di pensare e di capire quanto tempo abbiamo perso e soprattutto cosa avremmo potuto scoprire di nostro figlio. Una scoperta fatta di paure, di conoscenza e di amore verso quelle persone che non hanno mai voluto la pietà. Paure perché anche Mattia con i suoi problemi le paure le conosceva molto bene, ma non aveva la possibilità di dire quello che provava. Conoscenza perché lui è una fonte di sapere. Nessuno poteva immaginare che dentro la testa di quel diversamente abile c´è una grande memoria. Amore verso quelle persone che provano pietà. Perché lui della pietà non sa cosa fare, lui vuole un aiuto concreto, e soprattutto sincero, delle persone che lo circondano. Abbiamo trovato nel nostro cammino persone che hanno creduto in lui e gli hanno dato la possibilità di esprimere il suo sapere. In data 8 maggio 2004 ha ricevuto un riconoscimento al merito poiché ha partecipato ad un concorso all’interno del circolo scolastico di Marostica. Tema del concorso "Anch´io ho le ali" Mattia ha riportato una sua riflessione che ci fa capire quanto lui sia disponibile ad aiutare gli altri.



Anch’io ho le ali

Aiutatemi a dimostrare che anch´io posso volare serenamente agitando le ali del sapere tra le pagine della mia mente. Serve aiuto e fiducia nelle persone come me. sono possibilista con chi vuole bussare alla porta della mia anima e della mia mente armonica. Fate aiuti veramente creduli e non fasulli perché la pietà non può essere. Musica di violini che rompe le catene della sfalsata realtà che appare. Credete sempre a chi può dare anche se è diversamente-abile. Sono contento di fare tanta possibile crescita nel vostro mondo aiutatevi a crescere nel mio. Sono pronto ad aspettarvi e aiutarvi.

                                                                      
MATTIA


In conclusione vogliamo far sapere che quello che nostro figlio è riuscito a fare, per noi genitori è una vittoria, su quelle persone che davano per scontato che lui non sarebbe mai potuto essere una persona come le altre. Certo non potrà mai essere come noi, ma sarà come noi in maniera diversa, Auguriamo che altri ragazzi abbiano la fortuna di Mattia e dico a tutti i genitori di non perdere mai l´entusiasmo, perché i nostri figli sono speciali,. e ci insegnano come andrebbe vissuta e valorizzata la loro e la nostra vita.


                                                                I genitori di Mattia Alberti


Alberti Francesco
Brunello Dolores




Gazzo Padovano, 23/01/2005

Siamo una nuova famiglia che si sta’aprendo al meraviglioso mondo della comunicazione facilitata.
La nostra storia comincia come tutte le storie. Ci si conosce, ci si innamora e ci si sposa.
Con gioia e trepidazione si attende l’arrivo del primo figlio.
Alla grandissima gioia iniziale, dopo breve tempo già si sono cominciati a vedere i primi problemi.
Per evidenziarli avevamo un nipote che aveva sei mesi più di nostro figlio e così, giorno dopo giorno, si notavano i loro diversi modi di crescita. Quando li facevamo notare a chi di dovere ci veniva risposto che si trattava sempre del normale ritardo  dovuto da bambino a bambino .
Il medico di base ci disse che eravamo genitori troppo premurosi.
Dopo questa affermazione abbiamo cambiato medico di base.
Cosi abbiamo cominciato a portare Luca al centro della “Nostra Famiglia” di Bertesina dove ci sono state proposte le prime diagnosi: ritardo psicomotorio in soggetto ipotiroideo e assenza di linguaggio.
Si comincia un lungo periodo di riabilitazione e a una lunga serie di visite specialistiche che a parte ad alleggerire il portafoglio, a poco sono servite.
Abbiamo cambiato centro in quanto ci era stato detto che se avesse fatto nuoto, nostro figlio sarebbe migliorato. Allora siamo passati a “Villa Maria” dove e’ stato seguito per tutto il periodo scolastico, non come ospite ma ambulatoriamente.
Nel frattempo volendo sentire altri specialisti ci siamo recati a Siena dal prof.  Zappella, un luminario sull’autismo, che ci ha consigliato di seguire il metodo “Portage”,  ma non ha portato a niente.
Siamo andati a Bologna,  dal prof. Tassinari per  le crisi epilettiche.
I vari inserimenti scolari hanno sempre incontrato molte difficoltà.
Un insegnante di sostegno fa scoprire a nostro figlio il computer con molto interesse da parte sua.  Ma, cambiata quella insegnante, il computer diventava solo un mezzo per far copiare e ricopiare sempre le stesse cose in modo che rompesse le scatole il meno possibile.
Nel 1994 entra in scena un altro figlio. Noi eravamo felicissimi e contentissimi che,  il “ dopo di noi”, il fratello maggiore sarebbe stato in buone mani. Ma anche qui il giocattolo si rompe, e si uniscono problemi a problemi.
A  seguito di un mio piccolo infarto, il servizio disabili della nostra A.S.L. che nei nostri confronti si e’ comportato in maniera esemplare, per diminuire il carico di lavoro che ogni giorno ci aspettava, ci propone di inserire il figlio maggiore a Feltre in una scuola alberghiera con possibilità di essere inserito in una classe di ragazzi con varie diversità e con un addetto all’assistenza per 40 ore settimanali. (Qualora dovessero leggere queste nostre semplici righe  vorremmo ringraziare pubblicamente il servizio). E’ un esperienza abbastanza positiva.
Nostro figlio comincia a diventare adulto ma solo anagraficamente, tanto che ci si pone il modo di come proteggerlo al suo 18 anno di età. Dopo mesi di notti insonni assillati da questo problema decidiamo che l’interdizione sia la cosa migliore. Anche se ora non siamo piu’ tanto convinti visti i passi che sta facendo grazie alla Comunicazione Facilitata.
Finite le varie possibilità di frequentare una scuola, non ci rimaneva che scegliere una struttura che più facesse al suo caso. Dopo aver valutato varie centri abbiamo deciso sull’Anffas di Lisiera,  che ha un distaccamento in centro città di Vicenza. Abbiamo visto un gruppo ben affiatato e anche aperto, non ghettizzato.
E’ qui che comincia la nuova avventura, molto lentamente ma a piccoli passi, uno dopo l’altro.
La direttrice ci chiede se  può far fare una visita  a nostro figlio da parte di una dott.ssa  che avrebbe valutato la possibilità di poter far scrivere a Luca ciò che lui veramente pensa.
Noi abbiamo pensato che fosse il modo per mettere a posto la nostra coscienza nel dire “Ne abbiamo provate tante  proviamo anche questa”.
Cosi abbiamo accordato il permesso.
Già alla prima visita abbiamo preso una mazzata: noi non ci saremmo mai aspettati che ad una domanda scritta al computer e con tre possibilità di risposta Luca senza esitare scrivesse la risposta esatta.
A questo punto io e mia moglie ci siamo guardati in faccia, e lo diciamo con tanta onestà, ma anche con tanto pessimismo, visto le varie esperienze  passate. Così  abbiamo  permesso a Luca di poter frequentare il corso.
Dopo una prima supervisione fatta dalla  dott.ssa, e  dopo aver conosciuto il facilitatore (che anche ora continua a venire a casa nostra), anche noi genitori abbiamo preso a cuore questo progetto.
Vedevamo che si cominciava a comunicare con nostro figlio anche con la scrittura. Lui ci tiene moltissimo a condividere le sue aspettative, sono grandi cose , sono le cose della vita quotidiana.


Stiamo cominciando a capire l’uguaglianza tra loro normodotati e noi diversamente abili in quanto non capaci di ascoltarli e superbi di sapere anche per loro. Loro che con tanta fatica e tanta concentrazione spesso ci lasciano a bocca aperta, facendoci andare in crisi ad ogni loro scritto. Noi presuntuosi di sapere tutto non davamo il giusto peso anche ad una sola parola che loro, con rabbia e ostinazione, cercavano di farci capire.

Dovendo cambiare automobile ad una mia domanda scritta se gli sarebbe piaciuta quella che avevamo  vista insieme, mi rispose di no , ma che il colore che preferiva era il nero.
Come non esaudire questa sua richiesta?


A un anno di distanza il corso e’ finito. Ma  come accennavo,  il facilitatore continua a venire a casa nostra e le cose sono cambiate molto in positivo. La strada e’ ancora in salita per arrivare a una meta ambita quale l’autonomia, ma si comincia a vedere la cima.
Vista l’ esperienza positiva di Luca abbiamo pensato bene di proporre lo stesso sistema anche per Andrea,   che anche lui non riesce a parlare  e che già sta facendo la comunicazione Aumentativa/alternativa con non molto successo.
Messi al corrente i responsabili del distretto, innanzitutto ci hanno detto che non e’ un metodo approvato dal O.M.S. (però mi sono informato neanche quello proposto da loro lo è), E CHE LORO, PUR ESSENDO STATI INVITATI DA NOI GENITORI AD ASSISTERE, non sarebbero venuti alla prima valutazione che la dott.sa. Cristoferi avrebbe fatto a nostro figlio.
Questo ci è dispiaciuto ma  non ci ha fatto desistere dai nostri propositi, e abbiamo cominciato anche con Andrea il progetto di Comunicazione Facilitata.
All’apertura dell’anno scolastico abbiamo portato lo scompiglio a scuola mettendola al corrente della nostra decisione; abbiamo poi chiesto un incontro delle docenti con la dott.sa e il suo staff (un’Educatrice professione e una Logopedista) e la scuola è stata disponibile. Venivano spiegate alle maestre, davanti a noi, le varie strategie da mettere in atto con ragazzi come Andrea , spiegando loro anche  come verificare se ciò che gli specialisti  dicevano fosse vero. Soprattutto le dottoresse  si soffermavano  sull’attenzione prestata dal ragazzo durante la spiegazione, anche se  spesso sembra non sia attento).
Ad un certo punto l’insegnante di matematica presa la parola dice:”MA ALLORA SECONDO QUANTO CI STATE DICENDO ABBIAMO SBAGLIATO TUTTO”.
La dott.ssa cercando di essere equilibrata rispose che provassero le strategie appena illustrate, e poi avrebbero giudicato da sole.
Dal giorno dopo hanno incominciato a fare una serie di verifiche ovviamente in maniera molto soft, ma da subito hanno cominciato a vedere i  primi risultati.
Andrea, ci riferisce dopo un po’ l’insegnante di sostegno, che oltre tutto sta lavorando molto bene,  sa leggere e scrivere anche se non tanto correttamente.
La gioia più grande che Andrea ci ha portato a casa e’ stata una nota sul quaderno di matematica dove sempre la stessa insegnante scriveva:”Andrea ha risolto il problema prima ancora che il compagno lo scrivesse alla lavagna.”
Prima le maestre non sapevano “come” chiedergli le cose e ottenere le risposte.

Ho deciso di frequentare il corso sui disturbi della comunicazione  svoltosi a Padova,   e ne sono stato molto soddisfatto perché ho capito come comportarci con i nostri ragazzi, anche se ci vuole molta fatica e pazienza.
E’ da diverso tempo che riesco a comunicare  scrivendo  con Luca e  ora posso farlo anche con Andrea e me ne vanto e ringrazio la C.F.
Alla consegna della scheda di valutazione l’ intero gruppo docente comunicava a mia moglie che Andrea ,  dopo l’incontro tenuto con la dott.sa, è cambiato radicalmente, pur rimanendo sempre il ragazzo vivace e iperattivo. Sono convinte che sa tante più cose di quelle che attualmente riesce a condividere con loro, grazie alla strategia delle scelte multiple.  


Dovendo concludere queste nostra chiacchierata, VORREI CHE TUTTI AVESSERO LA POSSIBILITÀ PER LO MENO DI SAPERE CHE ESISTE QUESTO METODO E CHE FUNZIONA VERAMENTE .
E’ la famiglia che deve essere il fulcro di questo progetto supportato dai facilitatori e a loro volta sempre in contatto con i supervisori.
Se pian piano le famiglie che conoscono e usano la C..F. continueranno ad aumentare, prima o poi anche le strutture pubbliche saranno costrette a batterci il naso; sbatteranno il naso contro I FATTI E NON  LE PAROLE e noi speriamo che incomincino a informarsi e a prepararsi come è loro dovere.


E’ doveroso ringraziare L’ASSOCIAZIONE Onlus “INSIEME PER COMUNICARE”  di Thiene, che ci ha sostenuti e spero continuerà a sostenerci . DA PARTE NOSTRA DIAMO LA NOSTRA DISPONIBILITA’   A FAR CONOSCERE ANCHE AD ALTRI  LA NOSTRA  ESPERIENZA.
                                   
Con sincera riconoscenza fam.  Salmaso Albino



La diversità è come una parentesi
che ti tiene separato dal mondo

Io mi chiamo Virgilio, ho 19 anni e nessuna voglia di piangermi addosso, ma non per questo posso fare a meno di notare quanto sono diverso dai miei coetanei.
La mia vita ha conosciuto pianto, dolore, disperazione ma non rinuncerei ad un solo attimo della mia esistenza.
Vivere è la più bella cosa che mi sia capitata.
Purtroppo non tutta la società la pensa allo stesso modo.
Ah dimenticavo di dirvi che sono handicappato! Strano che me ne sia dimenticato visto che la gente fa a gara per ricordarmelo.
Molta gente è cattiva e si diverte ad umiliare le persone diverse.
Il mio mondo è fatto di pensieri, poche parole e pochi fatti, io sono come una vecchia pentola tutta rovinata ma che sa cuocere squisiti arrosti. È l'eterna annosa questione tra forma e contenuto.
La mia diversità è stata per me un grosso peso fino a quando ho conosciuto la comunicazione facilitata e ho rsa,
ho lottato per poter uscire dai rigidi schemi dell'incomunicabilità, sono però pronto a rituffarmici dentro quando ho troppa paura di affrontare il mondo.
La mia storia è tutta in quei silenzi che mi tagliavano fuori dalla società e mi facevano fare una vita finta.
Io preso da fisioterapia, da logopedia, sostegno di qua, sostegno di là, ma alla fine il mio cervello chi lo sosteneva?
Allora mi sono dato da fare e ho cercato di origliare.
E ho assimilato ovunque c'era la possibilità di farlo e ora ho imparato a scrivere con gusto e ho pubblicato il mio primo libro.
Anche questa è una vita diversa, che mi permette di fare cose diverse ma non handicappate e mi permette di parlare agli altri anche nel silenzio.
Io non dimentico il prima ma vivo solo adesso.
Risorgere con nuova pelle permette di annientare l'orrore di una bocca che brancola nel nulla alla ricerca anche di una sola parola.
iniziato a scrivere al computer.

La mia è sicuramente una vita diversa



RISULTATO  del QUESTIONARIO consegnato agli studenti di 1^ e 2^- ITIS DE PRETTO
                                                  Schio 28 gennaio 2015
  
   “IL DIVERSAMENTE ABILE ED IO”

   Studenti presenti n. 13

1 - Conosci un diversamente abile?
Sì No
11  SI  -  2  NO       

2 - Dove vive?
In casa,da parenti,da conoscenti,in Istituto.
R: in casa  7 – da parenti  2 – da conoscenti  2 – in istituto:nessuno – non so n. 2

3 - Qual è il suo tipo di handicap?
Cerebrale,comportamentale,motorio,sensoriale.
R: cerebrale 7 - comportamentale  3 - motorio 5 - sensoriale: nessuno - non so 3

4 - Hai mai avuto con lui un contatto diretto?
Da solo, con altri, occasionale, saltuario, in tempo breve, prolungato.
R: da solo 2 - con altri 8 - occasionale 2 - saltuario 1 - in tempo breve 1 - prolungato 2

5 - Saresti disposto a seguirlo dedicando un po’ del tuo tempo?
Si, No,…nel gioco,nelle attività specifiche,nello sport.
R: si  4 - nel gioco 3 – nelle attività 4 – nello sport 1 -

6 - Pensi che possa essere motivo di crescita per te stargli vicino?
R: 13 si – alcuni hanno scritto:
- penso sia molto utile e che puoi vedere da più punti di vista la vita.
- vedo con altra prospettiva la vita.
- si perché standogli vicino cresci e affronti diverse realtà:
- per imparare lui come vede il mondo.
- secondo me, si e molto.

7 - Conosci qualcuno che già si rende disponibile per tale impegno?
R: si  8 – no 5 - un mio amico – i miei parenti –  ho dei miei conoscenti che aiutano

8 - Sai se esiste qualche Associazione che opera in questo senso?
R:  si  3 – no 5  
Uno ha scritto: finora nessuna, ma grazie a questo incontro, si


9 - Con quale mezzo vorresti avere maggiori informazioni in merito?
Televisione,stampa,scuola,contatto diretto.
R: televisione 4 – stampa 3 – scuola 7 – contatto diretto 4

10 - Per rendere efficace un intervento  pensi che sia:
sufficiente la sensibilità, oppure
serva una adeguata preparazione?
R: sufficiente la sensibilità: 10  - adeguata preparazione:  5

1- basta l’amore per quello che si fa
1- basta essere sinceri
1- secondo me è utile la sensibilità  ma bisogna essere anche preparati.

11 - Come potrebbe essere la tua disponibilità?
continuativa, saltuaria……
R: continuativa  7 – saltuaria 3 -  non so  3

Questo incontro ha aumentato:

• il tuo desiderio di sapere:   7
• la tua conoscenza :  6
• la tua voglia di fare:  2
• ti ha lasciato indifferente: nessuno
• altro…  ha aumentato la sensibilità 2
•    mi ha commosso  1





NUOVA ASSOCIAZIONE

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È nata una nuova associazione contro il disagio psichico



E' nata a Thiene una nuova Associazione, si tratta della "Associazione  Insieme per Comunicare" regolare mente iscritta sul Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato lo scorso 23 settembre 2003

A far nascere questa nuova Associazione sono stati i signori Tognato, i genitori di quel Virgilio che come si ricorderà nonostante il suo grave handicap psichico, grazie ad un innovativo metodo per comunicare è riuscito a scrivere un libro dal titolo: "Contro il Silenzio la Parola Canta". Il libro che ha avuto un grosso successo, non solo tra gli addetti ai lavori, si può oggi trovare,  inviando una e mail a percomunicare@gmail.com. E in occasione delle prossime festività natalizie potrebbe esse re, suggeriscono i signori Tognato, un otti mo regalo che avrebbe una doppia funzione:

quella di far conoscere, al lettore, il disagio mentale e quella di aiu tare economicamente la neonata Associazione.

Oggi, attraverso la nuova Asso ciazione i geni tori del giovane hanno organiz zato un corso di Comunicazione Facilitata, di 12 incontri che si protrarranno per tutto l'arco dell' anno. Il corso è tenuto dalla dottoressa neuropsichiatra infantile Vittoria Cri stoferi ex primario dell'ospedale di Castel franco, con la collabo razione di due speciali ste: la dottoressa Lisa Molon, la dottoressa e Paola Orvieto. Al corso parteciperanno 14 per sone fra operatori sociali e insegnanti e 10 allievi con le loro fami glie. L'associazione infine si augura che visti i risultati ottenuti da questo nuovo metodo, l'Ulss n° 4 alto vicentino e in particolar modo il suo direttore generale dottor Sandro Caffi, si sensibilizzino sull'argo mento e prendano in considerazione, tra le varie metodologie già impiegate nell'Ente in favore della malattia psichica, anche il metodo della Comunicazione Facilitata.





IL RUOLO DEL FACILITATORE



Virgilio Tognato ha percorso un lungo tragitto, ma non si è mai trovato da solo e la sua famiglia, assieme ai suoi amici l’hanno sempre convintamente sostenuto. L’apporto di Cecilia Zannoni, esperta in comunicazione facilitata, però, è stato davvero determinante per il compimento di ogni sua scelta.

In cosa consiste il metodo della comunicazione facilitata, e perché si decide di percorre questa strada per rapportarsi con l’esterno?

“La comunicazione facilitata è una strategia aumentativi/alternativa, che consente ad un’altra persona con problemi di comunicazione di esprimere, attraverso un intervento graduale, il pensiero intrappolato a causa di una comunicazione verbale nulla, insufficiente o stereotipata. La tecnica include il supporto sia fisico che emotivo di una persona detta “facilitatore”. Si sceglie questo percorso, quando, essendo presenti i requisiti necessari ad applicare il metodo, si ritiene indispensabile aprire una comunicazione che permetta alla persona di trovare la propria identità, di farsi conoscere realmente, di intraprendere relazioni significative con il mondo esterno, ma soprattutto cercare di raggiungere una maggiore autonomia”.

Quali difficoltà comporta e che sforzi deve fare il facilitatore?

“il facilitatore oltre che un tecnico ben preparato, deve essere un valido sostegno per aiutare il soggetto a superare alcune difficoltà fisiche ed emotive, senza mai interferire o condizionare la comunicazione del “facilitato” o peggio ancora guidare la risposta”.

Quali sono le prime cose che si apprendono?

“La prima cosa su cui si lavora all’inizio di un percorso di comunicazione facilitata è sicuramente dare la possibilità alla persona di far conoscere se stesso agli altri, partendo dalle cose molto semplici, come il colore o il cibo preferiti fino ad arrivare poi ad opinioni, pensieri, emozioni”.

Virgilio ha recepito subito la tecnica e come ha cercato di applicarla?

“Virgilio ha subito cercato di far conoscere agli altri tutto il suo sapere immagazzinato in anni di silenzio e di incomprensioni e poi ha aperto il suo cuore, ha messo a nudo la sua anima concedendoci i suoi pensieri, ma soprattutto hai l grande merito di aver dato a tutti una spinta a guardare oltre l’apparenza”.

Perché è nato questo libro e qual è stato il suo apporto concreto?

“Questo libro nasce come straordinaria testimonianza umana di come con i giusti strumenti si possano vincere il silenzio e l’incapacità di partecipare alla vita anche nei suoi aspetti più semplici. Il libro è come un magico, preziosissimo scrigno da cui ognuno di noi può attingere insegnamenti, fiducia, speranza, ma soprattutto la certezza che anche nel silenzio si può parlare a chi sa ascoltare”.



IL GIORNALE DI VICENZA, LUNEDÌ 24 DICEMBRE 2001
Il giornale di Vicenza, Lunedì 24 Dicembre 2001



La storia di un diciassettenne disabile e "salvato" da un metodo d’insegnamento australiano

«Ora ho una vita fra le dita...»


Virgilio comunica con il computer: ma non sono un eroe.

Il patrimonio lessicale non superava i cinquanta vocaboli, spesso usati con significati diversi. Ora riesce a leggere e a scrivere dimostrando una buona intelligenza. I genitori: “siamo sconvolti, non parlava, ma dentro capiva tutto”

di Marialuisa Duso



"Ho sofferto, ma ora ho vinto la mia battaglia. Pensavo di non avere un futuro, ora lo vedo fra le mie dita". Chi scrive è Virgilio, 17 anni. La scienza ufficiale l'ha giudicato "cerebroleso" dalla nascita, gli è stato attribuito un quoziente di intelligenza molto vicino allo 0 e con questa "etichetta" è sempre stato considerato.
Accolto e accudito con grande affetto dai genitori, Virgilio ha seguito l'abituale percorso che viene riservato ai "disabili": ha frequentato la scuola, con insegnanti di sostegno, ma non ha mai potuto sostenere gli esami.


Il suo patrimonio lessicale non supera i 50 vocaboli, spesso fra l'altro usati con significati diversi rispetto alla regola comune e quel silenzio in cui è stato relegato, quel non poter esprimere un disagio, un desiderio, una contrarietà, sfociava a volte in attacchi d'ira, perché prima ancora di essere un disabile Virgilio era un essere umano, che non riusciva a comunicare col mondo.
Ma tutto questo è ormai passato, quasi remoto, per Virgilio e la sua famiglia, che nel febbraio di quest'anno hanno conosciuto il metodo della "comunicazione facilitata", del dott. Douglas Biklen. Un metodo sperimentato in Australia, importato in Italia da una mamma, più volte e in vario modo contrastato dal sapere ufficiale, che però ha spalancato le porte verso nuovi orizzonti.
«Ci ha semplicemente sconvolto la vita - raccontano i genitori di Virgilio, Graziella e Imperio Tognato -. Noi lo consideravamo un bambino e così non gli abbiamo mai dato l'importanza che merita. Lui non poteva parlare, ma dentro capiva tutto».


Virgilio non può ancora parlare, e probabilmente non lo farà mai, ma grazie a questo metodo, che implica l'uso di un computer, riesce a comunicare«Quando scrivo - dice - si alza la mia normalità». E infatti, grazie a questo metodo, non solo riesce a leggere e scrivere, ma dimostra di avere addirittura un'intelligenza al di sopra della media. Lui che tanto ha sofferto ha però rinunciato all'atteggiamento vittimistico di chi si piange addosso, e dimostra una sensibilità rara, come si può cogliere dal suo messaggio di Natale, che l'assessore alla cultura, Maria Rita Busetti, ha fatto proprio dicendo "Dal cuore di Virgilio è nato l'augurio che io avrei tanto desiderato fare ai cittadini".
Nelle sue pagelle scolastiche non si contano gli "insufficiente", eppure Virgilio sa fare i conti, conosce l'inglese, sa rispondere a domande di storia e geografia. "Tutto quello che ho sentito a scuola - spiega - l'ho imparato" semplicemente prima non conosceva il modo di esprimere il suo sapere.
«Io resto sempre io - precisa però -. Per troppo tempo il silenzio mi ha accompagnato. Io riesco adesso a comunicare, ma non sono un eroe!».


Quello che gli è accaduto è sconvolgente, ma non è un miracolo: per tanto tempo Virgilio si è sentito trattato per quello che non era "Mi costringono perché mi credono stupido - ha scritto fra l'altro -, l'aspetto è l'unica cosa che conta, in questa società".
Semplicemente perché l'aspetto è ciò che si vede, ma l'animo e l'intelligenza umana sono molto di più e spesso non si possono esprimere, a meno che non ci sia una spinta interiore: "Bisogna credere che le cose cambieranno - è allora il messaggio di Virgilio -. Occorre però innovare il pensiero, perché oltre la tristezza c'è sempre un po' di sereno".


"Virgilio è un disabile che noi amiamo chiamare “diversamente abile” - raccontano i suoi genitori -. Per noi è un dono, è sempre stato un dono prezioso. Ci ha sempre dato l'impressione di avere una grande sensibilità e una dolcezza infinita, ma ora ci rendiamo conto che è anche straordinario". Perché Virgilio, che non conosce le parole degli umani, riesce a comunicare col linguaggio dell'anima, filtrato da quel "silenzio dell'innocenza che è amore senza voce". Nascosti in un corpo disabile ci sono un cuore grande, un'intelligenza acuta, una mente viva, una sensibilità temprata da anni di dolore, di silenzio, di esclusione.


Quella di Virgilio è allora una storia che insegna ad andare oltre le apparenze e alimenta il coraggio di credere che al di là di qualsiasi dolore ci sia davvero un po' di sereno. (m.l.d.)


"Il metodo della comunicazione facilitata è molto contestato dal sapere ufficiale - spiega Cecilia Zannoni, l'operatrice che segue Virgilio - perché sconvolge tutto quanto si sapeva finora sull'handicap. All'inizio è stato accolto come una bufala, ma ora sono sempre di più gli specialisti, neuropsichiatri, che hanno deciso di seguirlo". Al momento il metodo non è coperto dalla sanità pubblica, ma sembra che qualche Ulss stia cominciando a interessarsi.


La tecnica è semplice, si fonda su una strategia di comunicazione aumentativa alternativa e i risultati sono strabilianti, perché persone prive dell'uso del linguaggio, in poco tempo, creano un ponte di comunicazione col mondo, grazie ad un computer o una macchina da scrivere e al supporto di un "facilitatore", il cui scopo finale è quello di rendere la persona autonoma e quindi in grado di comunicare da sola.
Il metodo è rivolto a soggetti autistici, persone con ritardo mentale o difficoltà motorie, soggetti down, per i quali spesso si evidenzia una incongruenza fra il linguaggio parlato e il pensiero. In Italia è arrivato nel 1992, al Centro studi di Genova, poi si sono create diverse sedi, che fanno comunque riferimento a Genova, fra cui quella di Mestre. Per ogni persona, dopo la visita, viene messo a punto un programma di lavoro personalizzato, che prevede poi una serie di verifiche. "I risultati sono strabilianti - assicura Cecilia Zannoni - perché la vita di queste persone cambia, profondamente. I loro silenzi prendono forma e per loro uscire dal silenzio significa rinascere".
"Questo metodo - spiega - permette un'organizzazione del pensiero normalmente destrutturato. Quello che viene offerto non è un supporto fisico, ma un allenamento per compiere il gesto, in modo da indirizzare in modo preciso il movimento sulla tastiera. Quello che stupisce è il linguaggio elaborato con cui riescono a esprimersi: loro lo spiegano dicendo che non poter dire quello che provano costringe a parlarsi dentro e i silenzi costruiscono molte parole".
"All'inizio - confessa - questo metodo ha sconvolto la vita anche a me: il nostro handicap è quello di credere di sapere sempre tutto, in realtà c'è un mondo da scoprire, soprattutto nell'handicap. Il rapporto con questi ragazzi è stupendo e ogni giorno mi arricchiscono con il loro grande cuore".


L’AMICO DEL POPOLO, 19 OTTOBRE 2002, N° 41
La parola canta contro il silenzio



Un’esperienza di comunicazione unica ha fatto uscire dal silenzio un ragazzo che sapeva e conosceva tutto ma non riusciva a comunicare niente


«A tutti coloro che non vogliono vedere. Con due occhi, o con le lenti, la nostra anima si ri specchia sempre nell'infinita luce del nostro sguardo, rubando anche all'indifferenza della vita un timido sorriso.»

V. Tognato - 2001


Dati e fatti.

M'è capitato a Thiene di ricevere in dono un libro "diverso". Di sfuggita mi ci sono trovato dentro anch'io, a mia insaputa. Leggendo, l'emozione mi ha travolto. Due ore dopo aveva già letto le 200 pagine.

Il libro è scritto da Vir gilio Tognato, un ragazzo che per 17 anni non ha potuto parlare, mentre capiva e viveva tutto. Tutto di tutto. Con scon volgente profondità.

Considerato straniato completamente dal mondo, in verità c'era dentro.

Ma non poteva parlare. Al 18. mo anno scrive la mamma. "Sono contenta di aver sempre avuto accesa nel cuore la speranza... Anche se è stra ziante il pensiero di quanto ha sofferto Virgilio per non poter dire: io ca pisco tutto!".


La mamma ancora non ha vinto il senso di colpa per non essersi accorta prima. Eppure ha vinto la battaglia. Il figlio la ripaga con un'emozione inconte­nibile, tanto da non poter scrivere con lei al fianco, mentre è guidato dalla CF (comunicazione faci litata).

Virgilio è nato nell'84, emiplegico, in una fa miglia normalissima. Fre quenta oggi il Liceo della comunicazione. Lui che per 17 anni non ha proferito parola. E si è sentito deriso, schernito, igno rato, commiserato, umi liato, quasi inesistente. Lui che ha voluto, in pochi mesi, trovata la via della parola scritta, fare gli esami di terza media da «normale", alla pari (non senza difficoltà burocra tiche e pregiudizi!).

Eppure proprio dalla scuola mamma Graziella ebbe due stimoli (due soli) che là sostennero sempre e la fecero convinta che qualcosa funzionava bene nel cervello di Virgilio.

Una maestra di so stegno, d'origine siciliana:

“Virgilio intelligentissimo è.” “Come lo sa?” “Lo so per ché è furbo. Noi siciliani siamo furbi e capiamo quando uno è furbo. Le as sicuro che Virgilio furbo è". Alla media una con ferma, dall'insegnante d'inglese. Per come Vir gilio seguiva le lezioni era assolutamente impossibile che non capisse. Pre miata! Alla prima conver sazione scritta in inglese, egli rispose in perfetto in glese, senza averne detto o scritto una parola.

Come sia uscito dal si lenzio lo dice lui, dopo che Aurora, amica di famiglia aveva suggerito la via della CF.

«So che la sorte a volte si fa beffe di noi, ma non pensavo che sarebbe stata così burlona. Io abito nella via successiva a quella di Cecilia e per anni non ho saputo che lei si occupava di CF! E poi l'ho conosciuta.


La “comunicazione facilitata” comporta che davanti al computer, accanto alla persona, che deve comunicare e ha difficoltà, si ponga un'altra persona (facilitatore) che con colpetti della mano sostiene il percorso espressivo. Il metodo ideato dall'australiana Rosemary Crossley è stato divulgato nel mondo dall'americano Douglas Biklen.

La CF ha posto un problema per gli esami. Chi l'autore della scrittura?

Lo ha risolto Virgilio coi questa risposta bruciante

È da tempo che vorrei chiederti, dice Cecilia, che tu provassi a dirmi che cosa succede quando scrivi con la facilitazione quando invece provi scrivere senza facilitazione.

- Io senza la facilitazioni provo una potente moltitudine ronzante di parole tutte violentemente confuse, posso tentare d ordinarle tutte, ma il cervello non mi funziona. Con il tocco della tua mano sulla spalla o sul gomito trovo subito le parole, e i pensieri escono dalla mia testa in perfetto ordine.

Pensi che attraverso la facilitazione si possa guidare una persona al finché scriva le cose che pensa il facilitatore?.

- Penso, finalmente posso scrivere quello chi penso, figurati se mi lasci guidare a dire pensieri evasi dalla testa altrui!

Pensieri evasi dalla testa altrui!


Senso e significato.

Si parla tanto di comu nicazione, dentro e fuori la famiglia, tra individui e persone. Nel libro di Vir gilio trovo questa perla. Incredibile. Splendida.

Si tratta di un pensiero espresso sul computer e messo per iscritto all'inau gur~zione del Liceo.

"E veramente buffo che proprio io che sono in diffi coltà quando devo met termi in relazione con gli altri mi sia iscritto a questo liceo della comuni cazione!

"Io parlo con gli altri at traverso i tasti di un com puter e sono stato accolto in questo liceo come un normale.

"Questo, penso, sia il vero significato di questo liceo: credere talmente tanto nell'importanza della comunicazione da dare la possibilità anche a quelli come me di espri mersi anche nel silenzio dei loro pensieri".

Il silenzio dei pensieri..

Per chi non riesce a co municare e sente tutto, vede tutto e pensa tutto.

Nessuno finora aveva proposto una descrizione del genere.

Virgilio, che scrive ogni frase come un poeta, ha centrato il bersaglio con due sole parole.

Esprime il suo modo in un compito d'italiano: “Un buon libro spesso rappresenta un mezzo per evadere dalla realtà...".

"Ho scelto questo tema perché mi dà modo di raccontare la mia esperienza che non è sicuramente comune a molti.

Quando leggo, io uso una modalità che mi permette di fotografare quello che la pagina contiene trattenendo nella mente quello che ho visto.

Questo, che da una parte sembra un prodigio, a volte non mi permette di rielaborare i contenuti nel modo tradizionale, e mi fa dare, invece, importanza a ciò che più mi colpisce.

Vedendo in altro modo la faccenda, c'è il van taggio di leggere un libro in dieci minuti.

Ricordo che quando mi stavo preparando agli esami di terza media ho letto i Promessi Sposi in quattordici minuti ed è stato un libro che mi è pia ciuto moltissimo. (...)

Concludendo, io penso che potrei essere utilizzato per rappresentare il detto: "uomo che legge tutto d'un fiato!.”



Valutazione.

In questi brevi cenni e nei fatti della storia di Vir gilio emerge con vivezza cosa possa essere la comu nicazione, per chi è. im pedito nell'esprimersi. Per qualsiasi motivo.

Eppure è fatto tutto di cose semplici. Domande e risposte, con lettere, poesie, pensieri, prese di posizione di Virgilio. Ce cilia, la guida principale nella CF, fa solamente da sponda.

Per capire la sostanza di quanto dico, ecco un dialogo, di dura intensità. Datato 21 ottobre 02. Solo così si comprende il gro viglio di solitudine, soffe­renza, passione e lotta che ha tempestato il cuore di questo giovane coraggioso e potente. Altro che handi cappato!

Come definiresti il rapporto con tuo papà?

Dolce e tenero, io lo adoro.

Con la mamma?

Fragile e ossessivo.

Perché?

Potente schiavitù.

In senso positivo o ne gativo?

Positivo con qualche ne gatività.

Negatività rispetto a cosa?

All'eccessivo condizio namento.

Ti senti condizionato?

Non mi sento mai all'al tezza di lei.

Perché?

Nonostante ci siano progressi mi fa sentire inadeguato.

Tu sei molto duro con lei, perché?

Mi rompe le palle.

Che cosa le rimproveri?

Di curarmi troppo.

Dovrebbe essere un segno d'amore!

Dobbiamo fare strada non morire soffocati d'amore.

Ma hai un po' bisogno d’auto?

Sì, non riesco a fare certe cose.

Allora la mamma si trova a cercare di aiutarti do vede che ci sono delle difficoltà!

Ho capito.

Non è facile essere ge nitori. Una cosa puoi fare è quella di scrivere alla mamma dei suggerimenti per aiutarla ed esserti utile nel modo giusto!

Questo posso farlo.

Ma ci sono cose che spettano solo ai genitori e quando le decidono tu devi obbedire!

Straziante.

Mi pare un esempio for tissimo di come la realtà debba essere guardata in faccia. Per come è. I di sabili spesso hanno molto da insegnare e comunicare.



Scelte e decisioni.

Cercare e leggere questo libro.

Per qualunque informa zione ci si può rivolgere di rettamente alla e-mail:

virgiliotognato@infinito.it Gli utili derivanti dalla vendita sono per l'associa zione "Insieme per comunicare", che sostiene la tecnica CF.

Titolo del libro: V. To gnato, Contro il silenzio la parola canta, Thiene 2003, a cura di Graziella Dalla Guarda.

Gigetto De Bortoli


DONNE IL GIORNALE AL FEMMINILE, 5 GENNAIO 2003



Elisa Rezzadore: da crisalide a farfalla


Gennaio primo mese dell'anno è il mese dell'attesa, il mese della speranza.

Abbiamo pensato che il modo migliore di incomin ciare quest' anno, che si prospetta per tanti versi dif ficile, fosse proprio raccontare di Elisa Rezzadore, della sua metamorfosi: di questa ragazza crisalide che si trasforma in ragazza farfalla e vola con le ali delle sue poesie via dalle proprie catene verso una vita di relazioni fino a qualche tempo fa inimmagi nabile. La storia di Elisa è una storia di solitudine e di sofferenza che diventa una storia di gioia e di grande speranza per tutti laddove l'imponderabile, mischiando le carte del nostro destino, ci offre l'i nattesa opportunità di vincere la partita della nostra vita. L'anima di questa minuta ragazza, accessibile per tanto tempo solo a se stessa, ha vissuto per venti lunghi anni nel silenzio in compagnia coatta delle proprie paure e delle proprie speranze, delle proprie gioie e delle proprie emozioni, che diventa vano via via tanto più sconvolgenti quanto meno erano condivisibili. Finché un giorno qualcuno non trova il bandolo e dipanando quel filo di seta can cella il bozzolo che la teneva prigioniera ed Elisa fi nalmente libera può volare verso gli altri, verso la condivisione, mettendo a frutto tutta la sua intelli genza fino ad allora rimasta nascosta.


Ora grazie al la comunicazione facilitata, oltre a frequentare il C.E.O.D. ANFFAS di Schio, si sta anche preparan do agli esami di prima superiore. Studia con profit to inglese, scienze, diritto, economia politica ecc. e scrive bellissime poesie apprezzate e premiate in varie città d'Italia.

Arrivo a casa di Elisa di sera e lei è già davanti al computer acceso che mi aspetta. Lei è impaziente di parlare ed io di imparare un nuovo modo di ascoltare. Senza prescindere dal cuore, indispensa bile alla nostra attenzione per l'altro, imparo ad ascoltare con gli occhi leggendo le parole che pian piano si vengono a formare sul computer. La mam ma batte in maiuscolo sulla tastiera le mie domande ed Elisa risponde con l'indice alternando una battu ta sul tasto desiderato ad un contatto con se stessa. E una procedura piuttosto faticosa ma Elisa è co munque molto eccitata all'idea di poter comunica re, si arrabbia se sbaglia tasto e non vuole assoluta mente che le sue risposte vengano in qualche mo do alterate o "sistemate".

Penso alla difficoltà ogget tiva che qualsiasi persona normodotata avrebbe nel dover interrompere continuamente la battitura di un testo e alla grande capacità di concentrazione necessaria in questo modo di comunicare per ri uscire a mettere nero su bianco il proprio pensiero. Avevo preparato già la sua presentazione e per cor rettezza prima di iniziare l'intervista gliela faccio leg gere.


"Hai ascoltato la tua presentazione. Che ne pensi?"

"Si che condivido tutto ha tanti gradi di sfarzo e di felice espressione letteraria"

"Bene, ora vuoi passare all'intervista?"

"Si che friggo di voglia"

"Qual era la cosa che ti faceva più soffrire quando vivevi sola nella tua torre del silenzio?"

"Se ti riferisci a tanta incomprensione da parte di tanti, ti dico che un carcere è un gioco al confronto dei bui silenzi di una persona che non può gridare di capire tutto.”

“Avresti mai sperato di riuscire a comunicare agli al tri quello che provi?"

"Sì che grande Dio non abbandona chi soffre"

"Che rapporto hai con lui?"

"Se tu fai finta di non capire mi arrabbio"

“Io non faccio finta, voglio sapere che rapporto hai con Dio. Riesci a spiegarmelo?"

"Si che te lo spiego grande donna. Si che se tanto fa tanto sai che fatica spiegartelo", (come dire se tu non capisci è perché non hai fede e allora la spie­gazione diventa ardua n.d.r.)

"Però se vuoi che tutti capiscano devi parlare chia ramente"

"Si che so dire bene tanto. Si Dio è sempre vicino a me e senza di lui sarei persa veramente"

"Chi e come ti ha fatto scoprire le potenzialità della comunicazione facilitata?"

"Si che te lo rendo facile (ironizza Elisa sulla mia dif ficoltà di comprensione della domanda preceden te). è stato Virgilio che scrivendo sul giornale ha smosso l'attenzione di mamma e grande capo papà che ci fa sempre l'autista».

"Chi è Virgilio"

"Si che te lo dico (da qui Elisa inizia sempre così le sue risposte quasi a voler ribadire con orgoglio la propria capacità di rispondere e di dire) un grande ragazzo di Thiene che ha scritto un libro con la co municazione facilitata"(e la cui esperienza è stata ri portata dal giornale letto poi dalla mamma n.d.r.)

"Quando sei triste dove trovi la forza per reagire ed andare avanti?"

"Si che te lo dico. Senza fermezza nella fede tu ne reggi molto"

"Vuoi dire che senza fede sei nel buio?"

"Si nero profondo"

"Quali sono le tue speranze per il futuro?"

"Si che te lo dico, benedetta. Solo un grande amo re di tante persone che ci "verifichino" come temibili persone intelligenti"

"Perché sapere che siete intelligenti è temibile?"

"Si che te lo dico nervosamente (possiamo leggere in questo "nervosamente" tutta la rabbia repressa di Elisa per tanti anni di impossibilità di dimostrare la propria capacità di capire e interagire). Se diciamo che siamo intelligenti nessuno ci crede ma se "gra discono" capiscono tutto sarà sconvolto"

"Di che cosa hai paura?"

"Si che te lo dico. Si ho paura di restare da sola che se nessuno mi aiuta come taccio a vivere?"

"Che cosa ti rende felice?"

"Solo essere vivente", risponde lapidaria e senza esitazioni

"Che consiglio daresti ai tuoi coetanei che, pur po tendo usare un linguaggio normale si sentono in difficoltà nel comunicare con gli altri?"

"Si che te lo dico. Devono essere consapevoli di esistere. Se fanno un esame di coscienza capisco no che sono fortunati ed apprezzano ferocemente ciò che hanno"

"Ora hai incominciato le scuole superiori. Pensi che quando le avrai finite frequenterai l'università e ti laureerai?"

Elisa rafforza la sua risposta con cenni affermativi del capo. "Si che te lo dico che mi va di fare gran-de filosofia oppure psicologia che studia la mente di noi grandi disabili"

'Per concludere vuoi fare un augurio per il nuovo anno a tutte le lettrici e a tutti i lettori del giornale?"

"Si che te lo dico certamente.

Se fate tanti discorsi inutili perdete tempo prezioso veramente. Se fate tanti sorrisi con il cuore di pietra valgono poco veramente. Se generate grandi sog­gettivi metodi di aiuto a noi disabili, se non cambia te modo di vederci, a che cosa serve un nuovo an no? Se fate così ci rendete la vita più difficile.

Se volete continuare ad ignorare che esistiamo co me persone con un cuore e con una meravigliosa anima, se gradite solo assisterci, allora veramente gli auguri non servono e dovete solo guadagnarve li davvero"

"Non si può certo dire che tu non parli chiaro, de cisa ed esplicita come sei. Grazie Elisa."

"Sono io che ringrazio te tanto certamente vera mente benedetta. Ti devo augurare tanto buon na tale ed anno festoso e felice pieno di tanta salute" "Scusa Elisa stavo dimenticando. sei ancora tifosa del Famila?"

"Si che te lo dico. Semplicemente sì e sì e sì"


Quasi evocata per magia suona il campanello Nicoletta Caselin, la bella capitana della squadra del FAMILA che si intrattiene affettuosamente con Elisa sua grande amica da molti anni. La nostra intervi stata fa quasi parte della squadra e domenica 21 di cembre rinuncerà a ritirare un premio ad Imperia per tifare nella partita contro il Venezia, alla fine del la quale si esibirà in un concertino con gli amici del l'Associazione "Cantare-Suonando".

Prima di congedarmi Elisa mi regala l'agenda de "Il Grillo pensante" frutto del lavoro di un laboratorio, chiamato "La fabbrica del tempo». Tutti i ragazzi che hanno partecipato con i loro scritti all'elaborazione dell'agenda comunicano, come lei, attraverso il me todo della comunicazione facilitata. È un'agenda speciale: il delicato respiro di una voce silenziosa ma dolce e struggente che mi farà compagnia per tutto l'anno a venire. Nel mese di maggio c'e la poe sia di Elisa "Tu solo mamma" segnalata dalla giuria al 14° concorso nazionale letterario "Garcia Lorca" di Torino.


IL GIORNALE DI VICENZA, 20 APRILE 2003
Il giornale di Vicenza, 20 aprile 2003



L’amore e il computer fanno il miracolo


Sandrigo. Laura, nove anni, ha superato un grave handicap

Seguita da una famiglia sensibile e grazie alla tecnologia ora riesce a comunicare



Se volessimo fare una concessione ai sentimenti, comin ceremmo con il dire che sarebbe opportuno cam biare la denominazione di viale dello Sport, a Due­ville, in viale della Felici tà incredibile perché al civico 55 troviamo una creatura e una famiglia che dimostrano che i miracoli ci sono anche oggi. Mira coli di ordinaria storia quotidiana come quella di Laura e della sua famiglia formata da papà Renato, mamma Armida, la sorel la Valentina e confortata dall'affetto e dalla collabo razione dei nonni paterni e dei nonni materni Anto nietta e Severino Vicario in particolare.


Laura Fiorentin, che compirà 9 anni a fine apri le, è sbocciata a questo mondo portandosi appres so un carico di disabilità gravissime per malforma zioni all'apparato digeren te superiore e al cuore. Uno dei tanti indispensa bili interventi chirurgici cui è stata sottoposta ha provocato lesioni cerebra li che hanno indotto gli specialisti a collocarla tra i ritardati mentali gravissimi. Ebbene, la nostra visi ta ci ha permesso di const atare che Laura, che fi no a novembre 2001 era assolutamente isolata da tut ti e che teoricamente non avrebbe dovuto capire nulla, ha una intelligenza e una prontezza che im­pressionano ed è in netta ripresa anche per quello che riguarda la motorietà fisica.

Il prodigio ha varie cau se, ovviamente di peso di verso. Primo segreto del successo l'amore dei genitori e della sorella Valenti na che non hanno mai vo luto arrendersi a quella che tutti definivano un'evidenza irrimediabi le. Volevano un'esistenza normale e felice per la lo ro creatura, hanno lottato contro tutto e tutti e ora stanno assaporando in primi frutti di quella che si spera sarà una lunga marcia vittoriosa che ha del miracoloso anche guardando solo allo stato di oggi. E sono loro, i geni tori, che non contenti di non essersi rinchiusi a gu scio sul loro problema ma gari commiserandosi e imprecando contro la so cietà che lascia indietro gli sfortunati, hanno solle citato l'incontro perché il prodigio che hanno sotto gli occhi possa essere sal vezza per tante altre crea ture e per tanti altri geni tori.

La seconda causa - alla pari con la prima – è la stessa piccola Laura che è una «grande». Dimostra una prontezza intellettuale impressionante e si esprime con un linguaggio fatto di pennellate incisive, perfino spietate nella loro acutezza. Certo che pare perfino impossibile che una bambina di non ancora 9 anni pensi in modo cosi maturo e riesca a riservare agli adulti staffilate salutari. Come dimostrano gli stralci che pubblichiamo, una creatura che secondo gli specialisti è ritardata mentale gravissima dentro di sé lavorava e rielaborava anche se fino a un paio di anni fa non riusciva ad esprimersi che attraverso il pianto o il sorriso.

Terza causa del successo: la famiglia allargata cioè quel manipolo di persone che vivono in simbiosi con la famiglia strettamente detta, dai nonni alla dirigente scolastica Margherita Parolin, alle insegnanti di sostegno, a amici veri che hanno costituito anche una associazione che vuole far conoscere ad altri la possibilità concreta di vittorie d questo genere e di infrangere il muro di scetticismo o di pessimismo rassegnato che troppo spesso stronca ogni iniziativa coraggiosa.


La storia. «Tanta gente non ci crede ancora - dice mamma Armida - ma noi vogliamo far introdurre questo metodo nella scuola. Ci vuole tanto tempo per impararlo ma i risultati sono sicuri. Come di mostra Laura». E spiega che a parlarle di questo metodo detto della “comunicazione facilitata” è stata una insegnante di sostegno di Laura che ha fornito anche il nome di Cecilia Zannoni “facilitatrice e specialista in comunicazione facilitata”, sostenitrice di un sistema usato e diffuso in America, ma ancora conosciuto pochissi mo qui da noi. Cecilia Za nnoni fa da maestra a Lau ra ma ha insegnato il me stiere anche ai genitori e alla sorella Valentina. «Abbiamo tenuto inutiliz zato per tre mesi il nume ro telefonico della specia lista Zannoni - raccontano Armida e Renato - perché temevamo di incontrare l'ennesima amarissima delusione. Poi siamo en trati in contatto e oggi pos siamo parlare a ragion ve duta di risultati eccezio nali. Laura da un paio d'anni vive veramente o meglio riesce ad esprime re la vitalità che ha den tro e che per sette anni e mezzo è stata prigioniera e solo parzialmente rileva bile attraverso il pianto o il sorriso».

Inutile tentare di rac chiudere in un servizio giornalistico che è mirato alla diffusione di una gran bella notizia i segre ti del metodo. Facciamo piuttosto una brevissima descrizione di come fun ziona dopo aver constata to di persona. Un cartello con le lettere dell'alfabeto e la tastiera di un compu ter. Laura - che segue tutti i discorsi e le domande, con grande rapidità ri sponde. Le mani sentono l'impulso che arriva dal cervello ma non riescono da sole ad eseguire. Basta un soffice dolce aiuto di sostegno ed ecco che la bambina indica le lettere del cartello o batte i tasti del computer. Nascono le parole, il discorso si dipa na.

Come ha fatto Laura ad imparare a conoscere le lettere dell'alfabeto? Lo dice lei stessa in questo dia logo computerizzato con Cecilia. «Vorrei che tu pensassi bene a che età hai cominciato a leggere, non a che età ti sei resa conto che sapevi leggere». «A tre anni». «Come sei riuscita a trovare il mec­canismo della formazione della parola?». «Con le

medicine che sentivo nominare dagli altri: io leggevo il nome sulle scatole e ho imparato il suono delle lettere». «Hai sempre sentito bene oppure avevi problemi di udito?». «Io ci sentivo be ne ma non riuscivo a fa re ciò che mi veniva chiesto». «Cosa ti senti quando vorresti fare una cosa da sola e non ci rie sci?». «Io sento la volon tà ma il mio corpo non risponde». «E il tuo cer vello che non riesce ad or ganizzare le azioni! Quan do sei facilitata cosa suc­cede?». «Sento il mio cer vello che si mette in mo vimento e dà gli ordini di fare ciò che ha pensa to».

Ed ecco la trascrizione di un altro stralcio di dia logo illuminante: «La matematica a che ti serve?». «A pensare e calcolare». «E a vivere in questa so cietà che materia ce lo insegna?». «La sofferenza, le lotte, il confronto: tut to quello che fa diventare uomini». «E l'italiano?». «Insegna tutto quello che ti fa scrivere bene e parlare bene». «Come fai tu a parlare?». «Con le mie mani». «E come leggi tu?». «Con la co da dell'occhio». «E un modo particolare di legge re, che ne pensi?». «Che io leggo molto più rapi damente di voi». «È vero! Ti senti speciale per questo?». «No, siete voi che dovreste sentirvi un po' disabili». «Hai ra gione, è una dote la vostra». «Giustizia per tut ti». «Anche tu pensi che certe capacità si ottengano con anni di silenzio?». «Sì, il silenzio ti permet te di pensare a lungo e ti fa vedere la vita sotto altri aspetti». «Grande ve rità!». «La verità è l'uni ca sicurezza nostra».


Quel vestito color lillà.

Arriviamo a casa di Lau ra che all'inizio e abba stanza emozionata. Ha sa puto dai suoi che arriverà il giornalista insieme con il fotografo del giornale. Siamo di lunedì, turno di chiusura della pasticce ria che i genitori gestisco no a Sandrigo. Laura è re duce ma non ancora del tutto, forse, da un attacco di influenza. Ha preteso di indossare un vestitino di lana di squisita tinta lil là. Niente la solita tuta. Deve essere elegante. Gra disce i complimenti per il vestito e soprattutto per quello che c'è dentro il vestito. L'agitazione iniziale si stempera un po' alla volta e la bambina comin cia a lavorare con il soste gno della mamma, del Pa pà e di Valentina. C'è poco da chiacchierare: quello che si vede ha dello stra biliante. Come ha dello strabiliante la fiera digni tà dei genitori a lasciar fo tografare Laura che sta al gioco e segue ogni parola.


Quando il cronista le dice che è birbetta perché ha tirato gli orecchi perfi no ai preti che vanno a tro varla troppo poco per i suoi gusti, sorride. Ma conferma il discorso fatto per iscritto con il prete. Eccolo.«Sai il nome di questo sacerdote, l'hai visto ancora?». «Io ho già visto don Paolo e faccio finta di non vederlo per ché resta sempre in chiesa e non viene a trovar mi. Io l'ho visto in mag gio e io venivo dalla feb bre e stavo male. Io ho gioito a vederti oggi e trovo giusto che tu sia venuto a gioire con me e tutti noi». «Allora può tornare a trovarti?». «Io ho già detto di sì».... don Paolo: « Io ti ringrazio per le tue parole di speranza e di gioia che mi hai donato e grazie per la tua sinceri tà». «Io ho gradito il tuo gesto e vorrei che tu ve nissi ancora a trovarmi e io farò grandi cose per te e tutti i miei cari. Ciao, don Paolo e grazie ancora». «Ciao, Laura, e sentiamoci vicini». «Ciao, ti aspetto».

Con affettuoso rispetto tralasciamo di parlare delle bellissime composizio ni che Laura riserva a mamma, papà e Valenti na. Sono un tesoro impa gabile ed esprimono tutta la riconoscenza e la gioia di una creatura che sem brava nata solo per soffrire in un guscio di auti smo. La vita è cambiata: per Laura e per tutti. Quel lo che si spalanca davanti ora è un altro mondo. Dif ficile esprimere la felicità che coinvolge anche chi per mestiere ne vede e ne racconta di tutti i colori e ha fatto la pelle dura co me il sottoscritto. Felicità per Laura, per i suoi ma gnifici genitori che non cercano pubblicità ma vo gliono soltanto che il mi racolo capitato alla loro bambina arrivi a tante altre creature. Felicità per Valentina alla quale la so rellina dedica liriche inef fabili.

Sì, i miracoli di ordina ria amministrazione per la straordinaria dedizio ne ci sono ancora. Laura è uno di questi. Peccato che le parole non siano in gra di di dare un resoconto al meno decente della realtà vista anzi vissuta sia pure per un tempo brevissimo. Ma consoliamoci: prima o poi ci verrà in soccorso un libro scritto da Laura.



CURSILLOS, MAGGIO/GIUGNO 2003

Contro il silenzio la parola canta



Il libro, fresco di stampa, si legge d'un fiato. Non è solo una mia constatazione, è anche quanto mi hanno detto altri amici che hanno avuto la ventura di leggerlo.

Tutto in questo libro è molto parti colare, anzi, molto speciale. Non solo il contenuto, ma anche l'im paginazione, i caratteri di stampa, la grafica, le foto. Se l'editoria non fosse quella che è, e cioè una "industria culturale", dove indu stria sta per denaro, se i canali di distribuzione, le conoscenze, la pubblicità, le ideologie e le appar tenenze non fossero più importan ti del contenuto vero e genuino, questo libro avrebbe tutti i titoli per diventare un best seller.


Virgilio Tognato di Thiene (Vicenza) è figlio dei nostri fratel li cursillisti Graziella e Imperio. La diagnosi dei medici a pochi mesi dalla sua nascita è crudele e inesorabile: Virgilio è emiplegico.

Il diario della mamma, che fa parte del libro scritto a più mani ma con un solo cuore, quello di Virgi lio, è di un realismo impressionante nella sua immediatezza, drammati cità e semplicità. Momenti bui, spe ranze deluse, un bagliore di luce appena intravisto diviene una gior nata piena di sole. Un lievissimo progresso è una conquista entusia smante, gli alti e bassi si susseguo no ad un ritmo che toglie il respiro.


"Quoziente intellettivo zero" e la condanna di un imprevidente psichiatra quando Virgilio ha nove anni. La speranza è dura a morire, anzi, non muore mai, specialmen te per i genitori, specialmente per mamma Graziella che non molla neppure davanti a tanta devastante evidenza. La rassegnazione non fa parte del suo vocabolario, procede con la decisione e la forza di un carro armato che spara speranza e amore per salvare il suo Virgilio.

Frequenta la scuola, ma Virgilio non impara, scarabocchia qualche segno incomprensibile, pronuncia poche parole. I progressi sono inconsistenti, almeno così "sem bra", almeno questo è quanto Virgi lio riesce a "comunicare". E il suo comportamento a volte si fa duro anche verso chi gli vuole bene.


Poi nel 2001, a 17 anni, il "miracolo". Uno di quei miracoli particolarmente cari e graditi al Signore perché ottenuti con la pre ziosa partecipazione degli uomini. Aurora, un' amica di casa, propone di sperimentare su Virgilio ciò che ha imparato lavorando con un metodo nuovo, chiamato "Comu nicazione Facilitata" e che preve de l'uso di un computer.

Già il primo tentativo fa escla mare alla mamma: "È la luce, è una resurrezione!". Giorno dopo gior no, la mente di Virgilio si rivela come uno scrigno prezioso, che ha conservato tutto: emozioni, paure, apprendimenti, nozioni, sentimenti, frustrazioni, gioie, speranze e delu sioni, voglia e timore di normalità, perfino la lingua inglese imparata a scuola.

Aurora riesce a trovare la chia ve per aprire questo scrigno, una password costituita non solo di tecnica elettronica della comuni­cazione, ma di tanto amore, che ha dato e ricevuto nella sua vita.

Aurora ha dato l'ultimo ritocco a questa chiave alla quale mamma, papà, famigliari ed amici avevano lavorato per una vita. E dal cuore di Virgilio esce tutto 1' inespresso per ché inesprimibile, tutto l'incomuni cato perché incomunicabile. Virgi lio legge, capisce, risponde scriven do col computer, rivelando un'intel ligenza acuta, uno spirito di osser vazione e una sensibilità straordina ri. Quello scrigno di tutta una vita, stracolmo di cose tutte comunque preziose perché vissute, svela e rivela, giorno dopo giorno, la straordinaria personalità di Virgilio.


Il libro contiene tutto questo, tutto ciò che Virgilio ha svelato dipanando la matassa contorta della sua giovane vita. Ho letto fra le righe dei suoi scritti, delle sue lettere e delle sue bellissime poe sie, una saggezza inconsueta per la sua età; ho intravisto il dubbio, espresso talvolta con una sottile ironia, sulla sua "normalità" con frontata con quella dei suoi amici.

Non c'è dubbio che la sua sia una normalità "diversa", forse per ché più "speciale" delle altre. E la sua spiritualità rivela lo spessore dei semplici, di quelli che piaccio no tanto al Signore; sono convinto che un po' di merito sia anche del l’esperienza vissuta dai suoi geni tori nel Cursillo, nel quale sono spesso impegnati. Spero che il libro abbia la diffusione che meri ta, anche perché potrebbe aiutare altri che vivono la stessa esperienza.


Gianni Cappozzo












 
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